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Come ottenere la riduzione IMU per immobili dati in comodato: la clausola che fa approvare la richiesta

📅 18 Agosto 2026✍️ di Viola Arcangeli⏱️ 6 min di lettura

La riduzione IMU per gli immobili concessi in comodato a figli o genitori esiste, ma viene riconosciuta solo se ogni requisito è cristallino. In molti casi la pratica si blocca per un dettaglio nel contratto o per una dichiarazione IMU incompleta. Qui trovi la clausola chiave da inserire, i documenti giusti e gli errori da evitare, con un percorso operativo semplice.

Chi ha diritto alla riduzione IMU del 50% se dà la casa in comodato a un familiare?

La riduzione del 50% della base imponibile IMU spetta quando l’immobile è concesso in comodato gratuito a figli o genitori di primo grado che lo usano come abitazione principale. L’unità non deve essere di lusso (A/1, A/8, A/9), il contratto va registrato e il proprietario deve rispettare vincoli patrimoniali e di residenza nel Comune. In assenza anche di uno solo di questi requisiti, il beneficio decade.

In sintesi, le condizioni chiave sono:

  • Il comodatario è figlio o genitore di primo grado e vi stabilisce la residenza e la dimora abituale.
  • Categoria catastale non di lusso (no A/1, A/8, A/9) e pertinenze ammesse nei limiti di legge.
  • Contratto di Comodato d’uso scritto e registrato all’Agenzia delle Entrate.
  • Il proprietario (comodante) possiede un solo immobile in Italia, oppure, in alternativa, ha nel medesimo Comune la propria abitazione principale oltre a quello dato in comodato.
  • Residenza e dimora del proprietario nello stesso Comune dell’immobile concesso, salvo l’alternativa appena citata.

La misura nasce per alleggerire l’imposta su case di famiglia usate come prima abitazione dai parenti stretti, senza trasformarsi in uno sconto generalizzato sull’IMU.

Qual è la clausola da inserire nel contratto per far accettare la richiesta?

La clausola che sblocca l’ok del Comune è quella di “destinazione a abitazione principale del comodatario con obbligo di residenza e divieto di sublocazione/cessione”. È decisiva perché collega il comodato proprio al presupposto della riduzione IMU: uso come principale dimora, verificabile dagli uffici tributi. Inserirla riduce contestazioni e inviti a integrazione documentale.

Un esempio operativo da copiare e adattare:

“L’immobile è concesso in comodato d’uso gratuito esclusivamente per uso abitativo, con obbligo per il comodatario di adibirlo a propria abitazione principale, stabilendovi residenza anagrafica e dimora abituale entro 60 giorni dalla consegna. È fatto divieto di sublocazione o cessione a terzi. Il comodatario si impegna a comunicare per iscritto al comodante e a consentire la comunicazione al Comune ogni variazione della residenza o della destinazione d’uso entro 30 giorni.”

Per completezza, suggerisco di aggiungere:

  • Indicazione espressa della gratuità e della durata (anche a tempo indeterminato).
  • Elenco delle pertinenze (una per categoria C/2, C/6, C/7) se comprese nel comodato.
  • Richiamo all’obbligo di conservare e fornire ai fini dei controlli il certificato storico di residenza e lo stato di famiglia del comodatario.

Questa clausola allinea il contratto ai requisiti comunali e rende più lineare la successiva dichiarazione IMU.

Quali documenti servono e quali passaggi fare con il Comune?

Servono contratto registrato, documenti d’identità, certificazioni di residenza e la dichiarazione IMU nei tempi. L’iter tipico parte dalla registrazione del comodato e prosegue con la presentazione della dichiarazione IMU entro la scadenza annuale, allegando quanto richiesto dal Comune. Così l’ufficio tributi può verificare subito i presupposti.

Check-list pratica:

  • Contratto di comodato registrato all’Agenzia delle Entrate (modello RLI). Termine: 20 giorni dalla firma. Imposta di registro fissa (200 euro) e marche da bollo.
  • Documento del comodante e del comodatario.
  • Certificato di residenza e stato di famiglia del comodatario (o autocertificazione), da cui risulti l’uso come abitazione principale.
  • Visura catastale con rendita e categoria; eventuale elenco pertinenze.
  • Dichiarazione IMU: presentala entro il 30 giugno dell’anno successivo all’avvio del comodato, barrando l’agevolazione e richiamando gli estremi di registrazione del contratto.

Molti Comuni accettano l’invio via PEC o portale tributi. Tieni traccia di ricevute e protocolli: sono preziosi in caso di controlli.

Devo avere la residenza nello stesso Comune dell’immobile dato in comodato?

Sì, il proprietario deve avere residenza e dimora abituale nello stesso Comune in cui si trova l’immobile dato in comodato, salvo l’ipotesi alternativa prevista dalla legge. L’eccezione è quando il proprietario possiede, nello stesso Comune, la propria abitazione principale oltre alla casa data in comodato. In presenza di altri immobili abitativi in Italia o residenza fuori Comune, il beneficio normalmente non spetta.

Questa regola evita usi elusivi e protegge le agevolazioni per nuclei familiari effettivamente radicati sul territorio. Attenzione: immobili non abitativi (es. C/1, D) possono avere impatti diversi; verifica sempre con l’ufficio tributi comunale in caso di patrimoni misti.

Come si calcola l’IMU ridotta e quali errori fanno perdere lo sconto?

La riduzione si applica sulla base imponibile: calcoli l’IMU normalmente e poi dimezzi la base prima di applicare l’aliquota comunale. Il metodo non cambia; cambia solo il valore su cui si calcola l’imposta. Un errore frequente è pensare che si dimezzi il risultato finale: in realtà si riduce la base, con riflessi sulle detrazioni comunali.

Esempio rapido per un A/2:

  • Rendita catastale 600 euro × 1,05 = 630.
  • 630 × 160 = 100.800 base imponibile.
  • Base ridotta del 50%: 50.400.
  • Applica l’aliquota IMU del Comune sull’importo ridotto.

Errori che fanno decadere il beneficio:

  • Contratto non registrato o registrazione tardiva senza prova attendibile della decorrenza.
  • Mancata residenza/dimora del comodatario nell’immobile.
  • Categoria di lusso o pertinenze eccedenti i limiti.
  • Mancata o tardiva dichiarazione IMU quando richiesta: alcuni Comuni la considerano essenziale per fruire dell’agevolazione.
  • Il proprietario possiede altri immobili abitativi non consentiti o ha residenza fuori Comune senza rientrare nell’eccezione.

Serve rifare ogni anno la domanda o basta la prima volta?

La dichiarazione IMU si presenta una volta, entro il 30 giugno dell’anno successivo alla decorrenza, e si ripete solo se cambiano le condizioni. Finché residenza, uso e patrimonio restano invariati, l’agevolazione prosegue automaticamente nei versamenti. Se qualcosa cambia, devi aggiornare la dichiarazione entro il termine successivo.

Casi tipici di aggiornamento: cambio residenza del comodatario, cessazione del comodato, nuova proprietà del comodante, variazione di categoria catastale, inserimento/eliminazione di pertinenze.

Comodato tra fratelli, immobili ereditati e pertinenze: come funziona davvero?

Il comodato tra fratelli non dà diritto alla riduzione IMU: la norma parla di parenti di primo grado, quindi solo genitori e figli. Nel caso di immobili ereditati in comproprietà, lo sconto si applica pro-quota solo ai comproprietari che rispettano tutti i requisiti. Le pertinenze seguono la regola “una per categoria” (C/2, C/6, C/7) se concesse con l’abitazione e usate come pertinenze della principale.

Su patrimoni articolati (più quote, nuda proprietà/usufrutto, pertinenze in Comuni diversi) chiedi un allineamento formale all’ufficio tributi: una PEC con schema del caso e documenti evita sorprese negli F24.

Domande rapide

  • Il contratto può essere verbale? Meglio di no: per lo sconto serve la registrazione, quindi redigilo per iscritto e registralo.
  • Quanto costa la registrazione? Imposta fissa di 200 euro più marche da bollo.
  • Posso indicare durata a tempo indeterminato? Sì, è ammesso.
  • Serve allegare l’ISEE? No, non è un requisito della riduzione IMU.
  • La riduzione vale se il comodatario cambia Comune? No, se perde residenza/dimora nell’immobile decade il beneficio.

Consiglio finale: inserisci sempre la clausola di destinazione a abitazione principale e prepara in anticipo certificato di residenza, stato di famiglia e visura. Con un fascicolo completo e una dichiarazione IMU puntuale, la pratica passa senza intoppi.

Viola Arcangeli

Viola ha iniziato a lavorare come supporto informativo in un patronato durante l’emergenza Covid, aiutando molti giovani a destreggiarsi tra bonus, sussidi e dichiarazioni. Scrive per condividere soluzioni pratiche ai problemi di tutti i giorni.